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Dalla scomparsa ceramica romana alle identità frammentarie dei tempi postmoderni: sull’uso del concetto di identità nell’archeologia romana

A. D. Silva

2017 · DOI: 10.17648/romanitas-n8-16644
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Abstract

Negli ultimi due decenni gli studi dell’archeologia romana hanno conosciuto un piu rilevante slittamento concettuale. Durante questo periodo abbiamo assistito ad un graduale declino dell’uso del vecchio concetto di romanizzazione in seguito al rifiuto delle premesse epistemologiche che comportava. Allo stesso tempo, abbiamo constatato un uso via via piu frequente del concetto di identita e la sostituzione del concetto di romanizzazione da parte di una forma di estensione di identita culturale romana, concepita come un’analogia con il processo di globalizzazione che definisce il mondo post-moderno nel quale viviamo. Attualmente sembra difficile scrivere sulla societa romana senza utilizzare la parola identita. Possiamo leggere, spesso entro un medesimo testo, un autore che parla di identita romana, identita imperiale, identita indigena, identita etnica, identita locale, identita culturale, identita spirituale o auto-identita, e la relazione fra queste identita frammentate con la cultura materiale di epoca romana. In quanto tale, l’applicazione polisemica di questo concetto nell’archeologia romana deve essere intesa alla luce del suo uso transdisciplinare tra scienze sociali e, allo stesso tempo, come nozione nel linguaggio comune della vita quotidiana. In questa comunicazione mi prefiggo di affrontare la questione di come la concezione post‑moderna del concetto di identita si ripercuota sulle modalita con cui noi ci accostiamo alla cultura materiale nell’archeologia romana; mi propongo di discutere se il concetto possa realmente aiutarci a comprendere come le persone classificassero se stesse in epoca romana.